Crans Montana, i sopravvissuti tornano davanti al locale del rogo: nasce l’associazione Oltre Crans Montana
MILANO – «Quella sera eravamo a casa dei genitori di Achille Barosi, a circa trecento metri da Le Constellation. All’una e mezza è arrivata ...
MILANO – «Quella sera eravamo a casa dei genitori di Achille Barosi, a circa trecento metri da Le Constellation. All’una e mezza è arrivata la telefonata di Giuseppe, nostro figlio. Ci diceva che era successo un disastro e di andare subito lì».
Valentino Giola ripercorre così quella notte che ha cambiato per sempre la vita della sua famiglia. Davanti al locale di Crans Montana, in Svizzera, l’uomo e la moglie si trovarono di fronte a una scena drammatica: il fumo nero che usciva dall’edificio, i soccorritori e diversi ragazzi a terra, feriti e gravemente ustionati.
«Non avremmo mai pensato, arrivando davanti al locale con la polizia che stava già chiudendo gli accessi, di trovarci davanti a una scena così», racconta.
Il figlio Giuseppe era riuscito a uscire dal locale, ma aveva riportato ustioni al volto e a una mano. Il primo gennaio era stato trasferito in elicottero all’ospedale Niguarda di Milano. Per Achille Barosi, invece, non ci fu nulla da fare. Giuseppe quella notte perse sei amici, due dei quali conosceva fin dall’infanzia.
Il ritorno davanti a Le Constellation
Le immagini di quella notte sono rimaste indelebili nella memoria di Valentino. Quest’estate la famiglia di Giuseppe, insieme a quelle di altri ragazzi sopravvissuti, è tornata davanti a Le Constellation.
«È stato emotivamente molto pesante. Avevamo ancora negli occhi le immagini dei soccorsi», racconta il padre. Sul luogo, però, mancavano le fotografie di alcuni dei ragazzi italiani morti nel rogo. Con il consenso delle famiglie, i genitori dei sopravvissuti hanno deciso di farle stampare e plastificare, riportandole davanti al locale.
Un gesto semplice ma dal forte valore simbolico, nato dalla volontà dei ragazzi di sentirsi ancora vicini agli amici che quella notte non sono riusciti a salvarsi.
Nasce l’associazione “Oltre Crans Montana”
Proprio dalla volontà dei giovani sopravvissuti è nata “Oltre Crans Montana”, associazione che riunisce la maggior parte delle famiglie italiane dei ragazzi sopravvissuti all’incendio.
«Fin da quando sono stati estubati hanno espresso la volontà di tornare per ricordare i loro amici», spiega Giola, che coordina il tavolo dedicato a “Verità e Memoria” dell’associazione.
L’organizzazione è nata ufficialmente il 7 luglio, dopo che per mesi molte famiglie erano state concentrate sulle cure e sui lunghi ricoveri dei figli.
«L’idea dell’associazione l’avevamo già da diversi mesi, poi molte famiglie erano ancora impegnate con i ricoveri dei figli e con le cure più urgenti, perciò ne abbiamo posticipato la nascita», racconta il padre di Giuseppe.
A spingere maggiormente per la nascita dell’associazione sono stati proprio i ragazzi. «Mio figlio ha sempre detto che, se da una tragedia immane si riesce a ricavare anche una sola cosa positiva, è già un traguardo, facendo del bene sia ai ragazzi coinvolti sia agli altri».
L’obiettivo è costruire un’associazione che possa essere progressivamente affidata agli stessi sopravvissuti: «Quando diventeranno maggiorenni, entreranno nel consiglio direttivo per poi lasciarla interamente a loro».
I sopravvissuti nelle scuole per parlare di sicurezza
Tra i primi progetti dell’associazione c’è quello dedicato alla sicurezza nei locali e alla prevenzione delle emergenze.
Alcuni dei ragazzi sopravvissuti, tra cui Giuseppe, andranno nelle scuole per raccontare la propria esperienza, affiancati da esperti. L’obiettivo è trasformare una tragedia in una testimonianza capace di fornire indicazioni concrete su come comportarsi in caso di emergenza.
«Quanto accaduto a me e agli amici che ho perso, non accada più», è il senso dell’impegno di Giuseppe.
Il progetto è nato anche grazie a due amiche di Chiara Costanzo, una delle ragazze morte nel rogo. Hanno creato un gruppo sui social insieme a un sopravvissuto e a Giuseppe, con l’obiettivo di portare nelle scuole la loro esperienza.
«Tra ragazzi ci si capisce di più», sottolinea Giola. Le testimonianze serviranno a raccontare ciò che è successo e, allo stesso tempo, a spiegare come comportarsi in situazioni di emergenza all’interno dei locali o in altri contesti.
L’associazione punta inoltre a coinvolgere anche il Ministero dell’Istruzione, mantenendo un ruolo di supporto e senza sostituirsi alle istituzioni.
Dalla tragedia di Crans Montana nasce così un impegno per il futuro: fare memoria, cercare verità e trasformare le cicatrici dei sopravvissuti in uno strumento per proteggere altri ragazzi.
Valentino Giola ripercorre così quella notte che ha cambiato per sempre la vita della sua famiglia. Davanti al locale di Crans Montana, in Svizzera, l’uomo e la moglie si trovarono di fronte a una scena drammatica: il fumo nero che usciva dall’edificio, i soccorritori e diversi ragazzi a terra, feriti e gravemente ustionati.
«Non avremmo mai pensato, arrivando davanti al locale con la polizia che stava già chiudendo gli accessi, di trovarci davanti a una scena così», racconta.
Il figlio Giuseppe era riuscito a uscire dal locale, ma aveva riportato ustioni al volto e a una mano. Il primo gennaio era stato trasferito in elicottero all’ospedale Niguarda di Milano. Per Achille Barosi, invece, non ci fu nulla da fare. Giuseppe quella notte perse sei amici, due dei quali conosceva fin dall’infanzia.
Il ritorno davanti a Le Constellation
Le immagini di quella notte sono rimaste indelebili nella memoria di Valentino. Quest’estate la famiglia di Giuseppe, insieme a quelle di altri ragazzi sopravvissuti, è tornata davanti a Le Constellation.
«È stato emotivamente molto pesante. Avevamo ancora negli occhi le immagini dei soccorsi», racconta il padre. Sul luogo, però, mancavano le fotografie di alcuni dei ragazzi italiani morti nel rogo. Con il consenso delle famiglie, i genitori dei sopravvissuti hanno deciso di farle stampare e plastificare, riportandole davanti al locale.
Un gesto semplice ma dal forte valore simbolico, nato dalla volontà dei ragazzi di sentirsi ancora vicini agli amici che quella notte non sono riusciti a salvarsi.
Nasce l’associazione “Oltre Crans Montana”
Proprio dalla volontà dei giovani sopravvissuti è nata “Oltre Crans Montana”, associazione che riunisce la maggior parte delle famiglie italiane dei ragazzi sopravvissuti all’incendio.
«Fin da quando sono stati estubati hanno espresso la volontà di tornare per ricordare i loro amici», spiega Giola, che coordina il tavolo dedicato a “Verità e Memoria” dell’associazione.
L’organizzazione è nata ufficialmente il 7 luglio, dopo che per mesi molte famiglie erano state concentrate sulle cure e sui lunghi ricoveri dei figli.
«L’idea dell’associazione l’avevamo già da diversi mesi, poi molte famiglie erano ancora impegnate con i ricoveri dei figli e con le cure più urgenti, perciò ne abbiamo posticipato la nascita», racconta il padre di Giuseppe.
A spingere maggiormente per la nascita dell’associazione sono stati proprio i ragazzi. «Mio figlio ha sempre detto che, se da una tragedia immane si riesce a ricavare anche una sola cosa positiva, è già un traguardo, facendo del bene sia ai ragazzi coinvolti sia agli altri».
L’obiettivo è costruire un’associazione che possa essere progressivamente affidata agli stessi sopravvissuti: «Quando diventeranno maggiorenni, entreranno nel consiglio direttivo per poi lasciarla interamente a loro».
I sopravvissuti nelle scuole per parlare di sicurezza
Tra i primi progetti dell’associazione c’è quello dedicato alla sicurezza nei locali e alla prevenzione delle emergenze.
Alcuni dei ragazzi sopravvissuti, tra cui Giuseppe, andranno nelle scuole per raccontare la propria esperienza, affiancati da esperti. L’obiettivo è trasformare una tragedia in una testimonianza capace di fornire indicazioni concrete su come comportarsi in caso di emergenza.
«Quanto accaduto a me e agli amici che ho perso, non accada più», è il senso dell’impegno di Giuseppe.
Il progetto è nato anche grazie a due amiche di Chiara Costanzo, una delle ragazze morte nel rogo. Hanno creato un gruppo sui social insieme a un sopravvissuto e a Giuseppe, con l’obiettivo di portare nelle scuole la loro esperienza.
«Tra ragazzi ci si capisce di più», sottolinea Giola. Le testimonianze serviranno a raccontare ciò che è successo e, allo stesso tempo, a spiegare come comportarsi in situazioni di emergenza all’interno dei locali o in altri contesti.
L’associazione punta inoltre a coinvolgere anche il Ministero dell’Istruzione, mantenendo un ruolo di supporto e senza sostituirsi alle istituzioni.
Dalla tragedia di Crans Montana nasce così un impegno per il futuro: fare memoria, cercare verità e trasformare le cicatrici dei sopravvissuti in uno strumento per proteggere altri ragazzi.
