Induno Olona, chiusa l’inchiesta della Procura di Varese: il professionista 57enne è accusato anche di autoriciclaggio e di esercizio abusivo dell’attività di compro oro. Coinvolti nel procedimento anche i due figli

Induno Olona, 24 agosto 2026 – Orologi di lusso, monete d’oro e altri preziosi affidati con la promessa di essere rivenduti all’asta per conto dei proprietari. Ma, secondo l’accusa, dopo la consegna dei beni i clienti non avrebbero ricevuto il denaro delle presunte vendite e non avrebbero più riottenuto i propri preziosi.

È il quadro delineato dalla Procura di Varese nei confronti di un gioielliere 57enne di Induno Olona, per il quale si è conclusa un’inchiesta della Guardia di Finanza della Compagnia di Gaggiolo. Nel procedimento sono coinvolti anche i suoi due figli. Gli indagati hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini e ora si attende l’eventuale fissazione dell’udienza preliminare davanti al gup.

Una decina di episodi

Nel capo di imputazione, firmato dal sostituto procuratore Tommaso Ercolani, vengono contestati una decina di episodi, risalenti al periodo 2023-2024, per un valore complessivo di oltre 160mila euro di preziosi che sarebbero stati affidati dai clienti.

Uno degli episodi riguarda una donna che avrebbe consegnato al negozio di Induno Olona, nel frattempo chiuso, oltre venti monete d’oro e un Rolex, per un valore complessivo di circa 60mila euro.

In cambio avrebbe ricevuto due assegni che si sarebbero rivelati non incassabili, senza però riottenere i beni consegnati. In altri casi, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbero stati persino simulati bonifici che in realtà non sarebbero mai arrivati sui conti dei clienti.

I preziosi dati in pegno

Secondo le Fiamme Gialle, il gioielliere avrebbe convinto i clienti a consegnargli gli oggetti di valore prospettando la possibilità di realizzare vendite attraverso portali online o negozi di Parigi.

In alcuni casi sarebbero stati versati degli acconti, che però sarebbero rimasti gli unici pagamenti ricevuti. Successivamente, sempre secondo l'accusa, sarebbero state fornite ai clienti spiegazioni ritenute pretestuose e contraddittorie sul mancato pagamento.

Gli investigatori sostengono invece che i preziosi sarebbero stati utilizzati per ottenere denaro contante, per circa 360mila euro, attraverso la consegna a società finanziarie attive nel settore del credito su pegno.

Il denaro sarebbe poi stato trasferito su conti correnti intestati a una società francese riconducibile allo stesso gioielliere. Da qui l’ulteriore contestazione di autoriciclaggio.

L’ipotesi dello “Schema Ponzi”

Per gli inquirenti, il meccanismo contestato presenterebbe caratteristiche riconducibili al cosiddetto “Schema Ponzi”, nel quale le somme provenienti da nuovi soggetti vengono utilizzate per far fronte agli impegni assunti precedentemente, fino a quando il sistema non riesce più a sostenere le richieste.

Il 57enne deve inoltre rispondere dell’accusa di aver esercitato abusivamente l’attività di compro oro.

La posizione dei figli è differenziata: secondo quanto contestato, il padre avrebbe agito in alcuni episodi con la complicità di uno o di entrambi. La figlia, in particolare, sarebbe coinvolta in un solo caso.

La difesa: “Difficoltà finanziarie”

La difesa, rappresentata dagli avvocati Paolo Conti e Marco Filimberti, offre una ricostruzione diversa della vicenda.

Secondo il legale Conti, il gioielliere sarebbe finito in difficoltà finanziarie, anche in conseguenza di un fallimento, e non sarebbe quindi più riuscito a rispettare le obbligazioni assunte nei confronti dei clienti.

Il professionista avrebbe tentato di raggiungere con alcuni creditori un piano di rientro, senza però riuscire successivamente a rispettare gli impegni presi.

L’inchiesta è ora formalmente conclusa. Sarà la fase giudiziaria successiva a stabilire se le contestazioni formulate dalla Procura dovranno tradursi in un processo.