Monza - È il primo caso in Lombardia di suicidio assistito interamente gestito dal Servizio sanitario regionale. Domenico Zuccarella, 59 anni, residente a Giussano, in Brianza, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, è morto il 25 agosto dopo avere ottenuto l’assistenza del sistema sanitario lombardo.

A renderlo noto è stata l’Associazione Luca Coscioni, secondo cui Zuccarella è la terza persona in Lombardia ad accedere alla morte volontaria e la prima per la quale il Servizio sanitario regionale ha organizzato l’intera fase attuativa: dall’assistenza sanitaria alla fornitura del farmaco e della strumentazione necessari, fino all’individuazione del luogo nel quale effettuare la procedura.

L’attesa di nove mesi

Il percorso di Zuccarella era iniziato mesi prima. L’uomo aveva chiesto all’Asst Ovest Milanese di verificare la sussistenza delle condizioni previste dalla giurisprudenza della Corte costituzionale per accedere al suicidio assistito.

Il 30 marzo aveva inviato all’azienda sanitaria anche una diffida ad adempiere, senza però ricevere risposta. Successivamente aveva scoperto che una risposta era stata predisposta, ma non gli era mai stata comunicata.

Dalla richiesta all’effettiva attuazione della procedura sono trascorsi 290 giorni, oltre nove mesi, secondo quanto riferisce l’Associazione Luca Coscioni. Un periodo ben superiore ai 145 giorni indicati dalle linee guida regionali come termine massimo complessivo del procedimento.

Secondo la ricostruzione dell’associazione, il 20 maggio la relazione sanitaria era stata trasmessa al Comitato etico. Il 25 giugno l’Asst aveva comunicato di avere ricevuto dal Comitato un’ulteriore richiesta di approfondimento sulle condizioni di Zuccarella. Per questo era stata programmata una nuova visita da parte di alcuni componenti della Commissione medica: sarebbe stata la sesta.

“Sono stanco, non ne posso più”

Durante l’udienza del 23 giugno, Zuccarella aveva potuto esprimere direttamente al giudice il peso di una lunga attesa. “Sono stanco, non ne posso più”, aveva detto.

Le sue condizioni di salute erano particolarmente compromesse. Assumeva una terapia antalgica importante e farmaci antitrombotici per prevenire una nuova trombosi polmonare, patologia che lo aveva già colpito in passato. Riusciva a muovere a fatica soltanto la mano sinistra e riferiva dolori insopportabili diffusi in tutto il corpo.

L’uomo aveva inoltre deciso di donare il proprio corpo alla ricerca scientifica.

L’appello dell’Associazione Luca Coscioni

Dopo la sua morte, Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretaria nazionale e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, hanno sottolineato la necessità di intervenire sulle procedure.

“Per evitare che la procedura sia condotta in tempi così lunghi, e anche per evitare che un futuro assessore alla Salute possa disfare tutto con un tratto di penna, è fondamentale che il Consiglio regionale approvi la legge di iniziativa popolare ‘Liberi subito’”, hanno dichiarato.

Bertolaso: “Rispetto della volontà del paziente”

La Regione Lombardia ha spiegato di non avere comunicato pubblicamente il caso per una precisa scelta legata alla volontà di Zuccarella.

“Regione Lombardia non aveva dato notizia di questo caso per una ragione molto semplice: rispettare la volontà espressamente manifestata dal paziente, prima della procedura, che la sua morte non venisse strumentalizzata e usata”, ha dichiarato l’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso.

“Dal momento che altri hanno purtroppo deciso di rendere pubblica la vicenda – ha aggiunto – possiamo confermare che il percorso si è svolto nel pieno rispetto delle procedure previste dalle indicazioni regionali e in osservanza dei principi stabiliti dalle pronunce della Corte costituzionale”.

Il caso di Zuccarella è destinato ad alimentare nuovamente il dibattito sul fine vita e sui tempi necessari per l’accesso al suicidio medicalmente assistito in Italia.