Brescia, pestaggi e sequestri per ricattare le vittime: nove arresti
Brescia - Pestaggi, sequestri di persona, minacce con le armi e video delle violenze utilizzati, secondo l’accusa, per ricattare le vittime....
Brescia - Pestaggi, sequestri di persona, minacce con le armi e video delle violenze utilizzati, secondo l’accusa, per ricattare le vittime. È il quadro emerso da un’indagine della Polizia di Stato di Brescia che ha portato all’arresto di nove cittadini di nazionalità indiana, tutti regolarmente residenti in Italia e impiegati per lo più come braccianti agricoli nelle aziende di Ghedi e dei comuni vicini.
L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip di Brescia su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, prevede otto arresti in carcere e uno ai domiciliari. Il provvedimento è stato eseguito dalla Squadra Mobile di Brescia con il supporto dei colleghi di Caserta, Bergamo, Cremona, Mantova, Reggio Emilia, Rovigo e Vicenza, oltre ai Reparti prevenzione crimine e alle unità cinofile antiesplosivo.
L’inchiesta è partita nel gennaio scorso dopo un episodio avvenuto in un ufficio postale di Ghedi, dove un uomo di origine indiana e sua madre sarebbero stati costretti a prelevare 6mila euro dal proprio libretto.
A evitare il colpo sarebbe stato l’intervento di un poliziotto libero dal servizio presente nell’ufficio. La Polizia locale aveva quindi arrestato in flagranza tre persone, recuperando due pistole semiautomatiche e decine di proiettili. Una delle armi era risultata rubata nel 2021 in provincia di Verona.
La trappola e il sequestro
Da quel primo intervento è partita una più ampia attività investigativa coordinata dalla Procura di Brescia e condotta dalla Squadra Mobile.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’8 gennaio 2026 la vittima sarebbe stata attirata in una trappola, incappucciata e trasferita con la forza in una cascina abbandonata in provincia di Rovigo.
Qui l’uomo sarebbe stato picchiato e costretto a consegnare denaro contante e carte di credito, oltre a effettuare un bonifico online.
Le violenze sarebbero state anche riprese con uno smartphone. Secondo l’accusa, i video sarebbero poi stati utilizzati come strumento di ricatto, con la minaccia di diffonderli qualora la vittima non avesse continuato a pagare.
Un secondo pestaggio nel Reggiano
Il giorno successivo, secondo quanto ricostruito dalla Polizia, la vittima sarebbe stata trasferita in un’abitazione nella provincia di Reggio Emilia.
L’uomo sarebbe stato rinchiuso a chiave in una stanza e nuovamente picchiato, prima dell’epilogo legato all’intervento delle forze dell’ordine.
Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di sequestro di persona, rapina ed estorsione. Per cinque di loro viene inoltre contestata la detenzione illegale di armi in luogo pubblico.
Anche materiale pedopornografico tra i reperti
Durante le perquisizioni, nei telefoni e nei computer di uno degli arrestati sarebbe stato trovato anche materiale pedopornografico. Il materiale è ora oggetto di ulteriori accertamenti da parte degli investigatori.
Al termine delle operazioni, gli arrestati sono stati trasferiti nel carcere Nerio Fischione di Brescia, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Intanto, il questore di Brescia Paolo Sartori, sulla base degli elementi raccolti e valutata la posizione degli indagati, ha disposto la revoca del permesso di soggiorno. Secondo quanto comunicato dalla Questura, una volta concluso l’iter giudiziario e scontate le eventuali pene, per gli interessati è previsto il provvedimento di espulsione con accompagnamento coattivo nel Paese d’origine.
Le indagini proseguono per verificare l’eventuale coinvolgimento di altre persone e accertare la presenza di ulteriori ramificazioni della presunta rete criminale.