BRUGHERIO (Monza Brianza), 28 settembre 2026 – Dopo la sparatoria dello scorso febbraio, nata dai dissidi tra vicini di casa in un cortile di una casa di corte a Brugherio, la Procura di Monza ha chiesto il rinvio a giudizio per marito e moglie.

A dicembre è prevista l’udienza preliminare davanti al Tribunale di Monza per Carmelo Truscello, 57 anni, autista, ancora in carcere con l’accusa di tentato omicidio plurimo premeditato, e per la moglie Patrizia, accusata di concorso morale e sottoposta alla misura cautelare del divieto di dimora a Brugherio. Secondo l’accusa, la donna avrebbe aizzato il marito, contribuendo a una situazione che avrebbe potuto sfociare in un triplice omicidio.

I due imputati hanno manifestato la volontà di accedere a un percorso di giustizia riparativa con le vittime e di essere giudicati con rito abbreviato, che in caso di condanna prevede la riduzione della pena.

La sparatoria risale al pomeriggio del 13 febbraio. Secondo la ricostruzione riportata negli atti, Truscello avrebbe esploso ripetutamente alcuni colpi di arma da fuoco, mancando la figlia dei vicini, Carmen Patti, e colpendo invece Carmine Merlo, 26 anni, e il padre Leonardo, 50 anni.

Padre e figlio erano intervenuti per aiutare la ragazza a rimuovere con un flessibile a batteria una grata dalla recinzione dei Truscello, installata nel punto in cui i Patti parcheggiavano l’auto.

Carmine Merlo, residente a Stradella, nel Pavese, è stato raggiunto da un proiettile che, dopo aver colpito il gomito sinistro, ha raggiunto la colonna vertebrale e il fegato. Le conseguenze riportate potrebbero impedirgli di camminare. Il padre Leonardo è stato invece ferito all’addome, alla gamba e all’inguine, ma è rimasto in piedi e ha chiamato i soccorsi.

I tre feriti si costituiranno parte civile nei confronti della coppia. Il pubblico ministero ha espresso parere negativo sul percorso di giustizia riparativa, che prevede incontri tra le parti per affrontare le conseguenze dell’accaduto e il disvalore dei reati contestati.

Alla base della vicenda ci sarebbero anni di dissidi condominiali tra le due famiglie, caratterizzati, secondo quanto riportato, da dispetti, minacce e aggressioni. Le controversie erano già sfociate in un procedimento per rissa davanti al Tribunale di Monza, nel quale risultano coinvolti esponenti di entrambe le famiglie.

Al centro dei contrasti ci sarebbe soprattutto la gestione dei posteggi riservati nel cortile della cascina, una questione che avrebbe alimentato nel tempo una serie di rappresaglie fino alla degenerazione dei rapporti tra i residenti.

Le versioni delle famiglie restano contrapposte. I Patti sostengono di essere stati vittime di una serie di soprusi, mentre la figlia di Truscello ha riferito che il padre era in allerta perché temeva per l’incolumità della moglie e della figlia. I Merlo, invece, hanno precisato di essere capitati nel cortile della cascina per caso e di aver deciso di intervenire per aiutare l’amica.