Milano - È stato condannato a 20 anni di carcere dalla Corte d’Assise di Milano Raffaele Mascia, 22 anni, accusato di aver ucciso a colpi di pistola l’ucraino Ivan Disar e di aver ferito un altro uomo nella panetteria gestita dal padre, in piazzale Gambara a Milano, il 15 febbraio 2025.

I giudici hanno riconosciuto le attenuanti generiche, ritenendole prevalenti sull’aggravante dei futili motivi. Mascia dovrà inoltre versare una provvisionale di 600mila euro alla moglie e ai due figli di Disar e di 50mila euro all’altro cittadino ucraino rimasto ferito, come anticipo sul risarcimento che sarà liquidato alle parti civili.

Il pm aveva chiesto l’ergastolo

Il pubblico ministero Enea Parodi aveva chiesto l’ergastolo per i reati di omicidio e tentato omicidio aggravati.

«È un trionfo della giustizia – ha commentato il difensore di Mascia, l’avvocato Daniele Sussmann Steinberg – perché di fronte a una richiesta di fine pena mai il mio assistito, che ha espresso tutto il suo pentimento, avrà una reale prospettiva di recupero».

L’avvocato Marco Negrini, legale della famiglia Disar, ha invece sottolineato che «grazie al risarcimento, per moglie e figli della vittima potrà aprirsi un capitolo più sereno della loro vita».

Le dichiarazioni spontanee del 22enne

Prima che la Corte si ritirasse in Camera di consiglio, Mascia ha rilasciato dichiarazioni spontanee, parlando della paura provata quella sera.

«Mi sono sentito schiacciato dalla paura – ha detto – ho avuto paura di non farcela, me li sono trovati addosso, ho reagito e perso la testa, mio padre è anziano. Non sono un pazzo né un killer e sono qua per essere giudicato».

Il giovane ha poi aggiunto: «Mi spiace, prenderò tutto ciò che arriva e non butterò la vita e mi rimetterò in gioco se potrò, sarebbe una cosa bella».

La ricostruzione delle indagini

Secondo quanto ricostruito dalla Polizia nelle indagini che avevano portato all’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Luca Milani, il giovane avrebbe reagito in modo ingiustificato e sproporzionato perché infastidito dalla presenza dei due clienti ubriachi.

Dagli atti e dalle testimonianze raccolte non sarebbe emerso, invece, che i due uomini fossero stati molesti nei confronti di Mascia o del padre.

Lo stesso giovane aveva raccontato di essere stato minacciato e intimidito, sostenendo che Disar gli avrebbe detto che quella sera avrebbe ucciso lui e il padre. Una versione che, secondo gli elementi raccolti durante le indagini, non avrebbe trovato riscontri.

In particolare, una donna che si trovava in compagnia dei due cittadini ucraini aveva riferito agli investigatori di non aver mai sentito i suoi amici pronunciare minacce.