Bergamo - «Il caso di mio padre è l’errore giudiziario più grande della giustizia italiana. Non c’è una cosa vera, non c’è una cosa che quadra. Una Garlasco 2? Molto peggio». Sono le parole di Nicolas Bossetti, 25 anni, figlio di Massimo Bossetti, condannato in via definitiva per l’omicidio di Yara Gambirasio.

Il giovane è intervenuto per la prima volta in televisione nella puntata di Ore 14 Sera, andata in onda su Rai 2 e condotta da Salvo Sottile. Nel corso dell’intervista ha ribadito la convinzione che il padre sia innocente, contestando alcuni aspetti delle indagini e del processo.

«Mio padre fu condannato senza mai possibilità di difendersi, come spetta a ogni cittadino italiano, senza mai poter visionare la prova regina, senza poter riprovare a fare l’analisi del Dna», ha dichiarato Nicolas. «Ci sono stati errori a non finire. Non è mai successa in Italia una cosa del genere. Massimo Bossetti non è Ignoto 1, il vero colpevole è ancora là fuori».

«Mi guardavano come il figlio di un assassino»

Durante l’intervista, il 25enne ha ripercorso anche le difficoltà vissute durante l’adolescenza dopo l’arresto e la condanna del padre.

«Ogni volta che uscivo ero visto male, come il figlio di un assassino, avevano paura», ha raccontato. «Ma non sono figlio di un assassino, mio padre non è un assassino. Crescere è stato molto difficile con la mancanza di mio padre».

La richiesta di nuove analisi sul giubbotto di Yara

Tra i punti sollevati da Nicolas Bossetti c’è quello relativo alle tracce biologiche presenti sugli indumenti della giovane vittima. Il figlio di Massimo Bossetti ritiene che nuove analisi potrebbero portare a risultati differenti.

«Facendo analizzare le tracce sul giubbotto di Yara sono sicuro che uscirebbe un esito diverso del Dna», ha affermato, tornando poi a contestare il trattamento riservato al padre durante il procedimento giudiziario.

«La legge è uguale per tutti? Non tutti sono uguali per la legge. A mio padre non furono concessi diritti», ha concluso.