Giancarlo Passarella ci accompagna alla scoperta di Forestali ’79, il suo nuovo libro
Il giornalista e critico musicale Giancarlo Passarella, firma apprezzata e stimata del magazine Musicalnews, ci accompagna alla scoperta di ...
Il giornalista e critico musicale Giancarlo Passarella, firma apprezzata e stimata del magazine Musicalnews, ci accompagna alla scoperta di Forestali ’79, un libro che raccoglie le storie e i ricordi di 31 protagonisti. Un viaggio tra amicizia, goliardia universitaria, passione per la natura e aneddoti rimasti impressi nella memoria, dagli anni trascorsi alla Facoltà di Scienze Forestali di Firenze alle esperienze sul campo a Vallombrosa. Pubblicato da Edizioni Udom, il volume sarà presentato il 13 novembre 2026 nell’Aula Magna della Facoltà, là dove questa storia ha avuto inizio.
Partiamo dal titolo: perché “Forestali ’79”? Che cosa rappresenta per te quell’anno e che cosa è rimasto di quell’esperienza a distanza di tanti anni?
Il 12 novembre 1979 ero seduto sui banchi di legno della Facoltà di Scienze Forestali, nella sede delle Cascine a Firenze. Accanto a me c’era Paolo Moizi, mio compagno di classe nei cinque anni trascorsi al Liceo Scientifico Donegani di Sondrio. Eravamo emozionati, naturalmente, ma anche convinti che quel nuovo percorso di studi ci avrebbe appassionato e incuriosito. E così è stato!
Con Paolo e altri compagni di corso ci siamo mantenuti in contatto nel corso degli anni, anche grazie a un gruppo WhatsApp che abbiamo chiamato proprio Forestali ’79. Da quel nome nasce oggi il libro omonimo, pubblicato da Edizioni Udom, che sarà presentato il 13 novembre 2026 nell’Aula Magna della nostra Facoltà. Ho inviato una richiesta formale all’Università tramite PEC e ho ricevuto una risposta positiva: un motivo in più per tornare, simbolicamente, là dove tutto è cominciato.
Nel libro racconti le vicende di 31 protagonisti. Come è nata l’idea di raccogliere le loro storie e trasformarle in un libro?
Negli ultimi anni ci siamo anche ritrovati di persona, seppure sempre in piccoli gruppi. A un certo punto mi è venuta l’idea di fare qualcosa di più organico. Ogni incontro, infatti, diventava l’occasione per rievocare un episodio particolare, una battuta di un professore o le memorabili prove in foresta. Con il passare del tempo, però, questi ricordi rischiavano di andare perduti. Ho pensato che fosse arrivato il momento di fissarli sulla carta e renderli, in qualche modo, eterni. Anche perché, così, i nostri familiari potranno finalmente smettere di prenderci in giro: le nostre memorie saranno nero su bianco, di dominio pubblico e, soprattutto, ricche di significato!
Sette compagni li ho intervistati personalmente, mentre gli altri 24 hanno scritto un loro testo libero, scegliendo autonomamente che cosa raccontare. Ne è nato un mosaico di esperienze, aneddoti e testimonianze che restituisce la ricchezza di quegli anni.
Hai scelto di raccontare storie vere, vissute e appassionate. Quanto è stato difficile convincere i tuoi ex compagni a riaprire il cassetto dei ricordi?
Convincerli è proprio la parola giusta! Sono tipi piuttosto rustici nell’animo e, da buoni forestali montanari, non hanno mai avuto nella comunicazione il loro punto di forza.
Ho dovuto applicare un po’ di training autogeno per convincerli a partecipare, ma una volta partiti è stato difficile frenarli! Avevo chiesto a ciascuno tre cartelle di testo e un paio di fotografie o altri materiali cartacei. Qualcuno, però, si è lasciato prendere la mano: l’entusiasmo per il progetto lo ha portato a scrivermi dodici cartelle e a inviarmi cinquanta o sessanta fotografie, alcune delle quali non avevo mai visto prima.
Il risultato è un libro con 31 contributi, arricchito da numerose fotografie storiche e da tanto materiale grafico: appunti, inviti, la formazione della nostra squadra di calcio e immagini delle gite che abbiamo organizzato in giro per l’Italia. Un patrimonio di ricordi che, altrimenti, sarebbe probabilmente rimasto chiuso nei cassetti di casa.
Tra Le Cascine, Quaracchi, Vallombrosa e le altre località montane, quali luoghi hanno lasciato in te il ricordo più forte? E perché?
Tutti questi luoghi hanno rappresentato qualcosa di importante, perché ci permettevano di passare dalla teoria alla pratica. Se però dovessi indicarne uno, direi Vallombrosa, in Toscana. Lassù trascorrevamo anche intere settimane, eravamo in tanti e, la sera, c’era la possibilità di ascoltare musica, ma anche di comporla.
Come vuole la tradizione della goliardia universitaria, ci divertivamo a stravolgere brani famosi dell’epoca, trasformandoli in remake con passaggi decisamente piccanti, pieni di nomi, allusioni e gaffe memorabili.
Ecco perché nel sottotitolo del libro compaiono espressioni come il «pino coricato», al posto del pino loricato, il «tracheometro», invece del tacheometro, e soprattutto il nostro neologismo principe: «l’acqua rastremata». Poi c’è la «passera scopaiola», che esiste davvero! Il nome deriva dalla sua abitudine di nidificare e nascondersi tra i cespugli di erica, in particolare l’erica scoparia, i cui rami venivano tradizionalmente utilizzati per fabbricare scope. Anche in questo caso, dunque, la realtà supera la fantasia!
Come vedi, è un libro che racconta semplicemente la verità di ciò che abbiamo vissuto in quattro anni meravigliosi. Anni in cui l’ecologia non era soltanto teoria, ma anche esperienza diretta, contatto con la natura e impegno civile. E, naturalmente, amicizia, risate e una sana dose di goliardia universitaria.

