Il Tribunale per i Minorenni ha disposto per la maggior parte dei giovanissimi misure cautelari come la permanenza in casa e il collocamento in comunità. Trentuno dei 35 arrestati risultavano incensurati. Al Beccaria è emergenza sovraffollamento. Approvato in Consiglio dei ministri il nuovo decreto.

MILANO – Sono state convalidate le misure di fermo relative ai primi 11 minorenni arrestati sabato 17 ottobre a Milano durante gli scontri e le devastazioni. Le udienze si sono concluse martedì 20 ottobre davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i Minorenni, che ha disposto per la maggior parte dei giovanissimi indagati misure cautelari come la permanenza in casa e il collocamento in comunità.

Complessivamente, tra sabato e domenica, sono stati 35 i minorenni arrestati, secondo i dati comunicati dalla presidente del Tribunale per i Minorenni, Paola Ortolan, e dal procuratore Luca Villa. Per i 24 ragazzi fermati domenica 18 ottobre sono previste le udienze di convalida nei termini stabiliti dalla legge.

Le accuse: resistenza, lesioni e devastazione

Secondo quanto riferito dall'autorità giudiziaria, ai 35 giovani vengono contestati, a vario titolo, 22 episodi di resistenza a pubblico ufficiale, 19 episodi di devastazione e saccheggio, previsti dall'articolo 419 del Codice penale, e sei casi di lesioni personali a pubblico ufficiale.

Tra i ragazzi arrestati domenica prevalgono, secondo le informazioni diffuse, le contestazioni legate alla devastazione e al saccheggio. Si tratta di ipotesi di reato che dovranno essere accertate nelle successive fasi giudiziarie.

Chi sono i minorenni arrestati

I dati forniti dagli uffici giudiziari indicano che la maggior parte dei giovani coinvolti ha tra i 15 e i 16 anni, essendo nata tra il 2009 e il 2010. Una parte più ridotta ha tra i 14 e i 15 anni.

Trentuno dei 35 arrestati risultavano incensurati e senza precedenti penali. Venticinque sono nati in Italia, mentre la maggior parte risiede a Milano o nei Comuni della provincia. Diciassette hanno un cognome italiano e 18 un cognome straniero. Tra i fermati non risultano minori stranieri non accompagnati.

Per il gruppo complessivo dei 35 arrestati, il pubblico ministero ha chiesto 19 misure di permanenza in casa, 10 collocamenti in comunità, cinque custodie cautelari e una misura basata su prescrizioni.

Paladini al Beccaria: «I ragazzi non possono essere pacchi postali»

Intanto, il consigliere regionale e vicepresidente della Commissione carceri, Luca Paladini, ha visitato l'Istituto penale minorile Cesare Beccaria di Milano. Al termine della visita ha denunciato le difficoltà legate al sovraffollamento e alla carenza di posti nelle strutture di accoglienza.

«La situazione è complicata anche perché c'è un sovraffollamento anche nel Centro di prima accoglienza che ospita 10 ragazzi», ha dichiarato Paladini, sottolineando che le strutture sono in sofferenza anche a causa dei continui decreti sicurezza.

Il consigliere ha inoltre riferito che nei giorni successivi sarebbero arrivati altri 28 ragazzi, senza una destinazione già definita. Due giovani, ha spiegato, erano stati trasferiti a Genova per mancanza di posti a Milano, mentre per altri si valutava il collocamento in comunità in Toscana o in altre regioni.

«Inevitabilmente questi ragazzi non possono essere pacchi postali al netto delle cause che li hanno portati qui dentro», ha aggiunto.

Il governo approva il decreto

Nella serata di martedì, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha confermato l'approvazione in Consiglio dei ministri del nuovo decreto, illustrandone i contenuti e intervenendo anche sugli episodi di violenza avvenuti a Milano.

Meloni ha parlato della presenza di gruppi antagonisti e di centinaia di giovanissimi, molti minorenni, che sarebbero stati convocati attraverso video diffusi sui social. La premier ha inoltre richiamato l'attenzione sull'età di alcuni dei ragazzi identificati, riferendo che il più giovane avrebbe appena 11 anni.

Nel suo intervento ha citato anche il dato relativo a 330 persone arrestate, affermando che circa la metà sarebbe di origine straniera, nata all'estero oppure in Italia da famiglie straniere. Dati e dichiarazioni che si inseriscono nel dibattito politico e istituzionale sulle responsabilità individuali, la sicurezza nelle manifestazioni e la gestione dei minorenni coinvolti negli episodi di violenza.