I genitori e il fratello del 19enne morto nell'inseguimento del novembre 2024 chiedono il riconoscimento dei danni. Anche Fares Bouzidi intende costituirsi parte civile contro i militari.

MILANO – I genitori e il fratello di Ramy Elgaml, il 19enne morto il 24 novembre 2024 in un incidente stradale al termine di un inseguimento dei carabinieri, hanno chiesto di costituirsi parte civile contro i sette militari imputati. La richiesta è stata presentata nel corso dell'udienza preliminare in corso a Milano davanti alla giudice per l'udienza preliminare Tiziana Landoni.

I familiari del giovane, presenti in aula e assistiti dall'avvocata Barbara Indovina, chiedono il riconoscimento dei danni subiti in relazione alle accuse di favoreggiamento, depistaggio e falso nel verbale di arresto dell'amico di Ramy, Fares Bouzidi, 23 anni. Quest'ultima contestazione riguarda anche il carabiniere Lenoci.

L'udienza si è svolta a porte chiuse, con particolari misure di sicurezza e accesso vietato ai giornalisti nel corridoio del tribunale, a tutela della giudice, già finita nel mirino di minacce e attacchi sui social.

La famiglia di Ramy non ha invece chiesto di costituirsi parte civile per l'accusa di concorso in omicidio stradale contestata a Lenoci e a Bouzidi, anche perché ha già ottenuto un risarcimento dall'assicurazione.

Anche Fares Bouzidi, attraverso i suoi legali, gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, ha chiesto di costituirsi parte civile nei confronti dei carabinieri imputati per le diverse contestazioni, tra cui lesioni stradali, depistaggio, favoreggiamento e falso nel verbale di arresto.

Ora le difese degli imputati dovranno esprimersi sulle richieste di costituzione di parte civile. I pubblici ministeri non si sono opposti, mentre potrebbero emergere contestazioni soprattutto sulla richiesta avanzata da un sindacato dei militari. Spetterà poi alla gup decidere sulle istanze.

L'ipotesi dell'omicidio volontario

Nella precedente udienza del 24 settembre, i legali di Bouzidi avevano anticipato l'intenzione di chiedere la citazione del Ministero della Difesa come responsabile civile per il risarcimento degli eventuali danni. Avevano inoltre annunciato che avrebbero sostenuto l'ipotesi dell'omicidio volontario sulla base di una consulenza tecnica di parte che avrebbe rilevato uno speronamento dello scooter.

Di diverso avviso la difesa del carabiniere Lenoci, rappresentata dagli avvocati Roberto Borgogno e Arianna Dutto, che intende depositare una propria consulenza per sostenere l'assenza di responsabilità del militare.

Tra le parti offese figura anche il Ministero della Giustizia. Secondo la ricostruzione dei pubblici ministeri, Lenoci avrebbe mantenuto una distanza e una velocità non adeguate per prevenire eventuali collisioni o tamponamenti.

La ricostruzione dell'accusa

Secondo la tesi accusatoria, il carabiniere avrebbe inizialmente agito nell'adempimento di un dovere, ma avrebbe successivamente ecceduto colposamente i limiti stabiliti dalla legge, adottando una condotta di guida sproporzionata rispetto alla necessità di fermare lo scooter, anche perché la targa del mezzo era già stata comunicata via radio.

Ramy Elgaml morì in seguito all'urto tra la parte posteriore destra del suo Yamaha TMax e la parte anteriore del paraurti dell'Alfa Romeo Giulietta dei carabinieri, con il successivo schianto all'incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta.

La vicenda giudiziaria dovrà ora chiarire le eventuali responsabilità dei militari e la dinamica dell'inseguimento terminato con la morte del giovane.