BOVISIO MASCIAGO
– Nuovo capitolo giudiziario nella vicenda dell’omicidio di Marco Magagna, il 38enne ucciso con una coltellata al petto nella notte dell’Epifania del 2025 nella mansarda della compagna a Bovisio Masciago, in provincia di Monza e Brianza.

Stella Ovidia Boggio, 34 anni, interior designer, condannata in primo grado a 21 anni di reclusione per omicidio volontario, si prepara ad affrontare il processo davanti alla Corte d’Assise d’Appello, fissato per il prossimo 2 dicembre. La donna, attualmente agli arresti domiciliari, ha nominato una nuova coppia di legali: gli avvocati Federico Edoardo Pisani e Maria Chiara Zanconi.

L’obiettivo della nuova difesa sarebbe ottenere l’assoluzione sostenendo la legittima difesa. I legali, tuttavia, non hanno anticipato i motivi dell’appello.

Le motivazioni della condanna

Nelle motivazioni della sentenza, la Corte d’Assise di Monza aveva descritto la relazione tra l’imputata e la vittima come «una relazione affettiva di natura patologica», caratterizzata da comportamenti «reciprocamente maltrattanti».

I giudici avevano però ritenuto che il delitto fosse stato un gesto «volontario, consapevole ed intenzionale», escludendo che non fosse configurabile il dolo.

Secondo la Corte, Boggio non poteva non rendersi conto della gravità del proprio gesto e delle possibili conseguenze mortali della coltellata. I giudici avevano inoltre evidenziato che la donna, dopo aver affondato l’intera lama nel torace di Magagna, aveva estratto il coltello.

Esclusa anche la legittima difesa: per i magistrati non era emerso che la vittima le impedisse di uscire dall’abitazione e il ricorso a un’arma da taglio non sarebbe stato imposto dalla necessità di proteggersi da un pericolo inevitabile.

La versione di Stella Boggio

La donna aveva raccontato di essere stata aggredita dal compagno durante una lite. Secondo la sua ricostruzione, Magagna l'avrebbe spinta a terra e schiaffeggiata. Dopo essere riuscita a rialzarsi, avrebbe preso un coltello da un cassetto per intimargli di allontanarsi.

«Volevo solo spaventarlo», aveva dichiarato, sostenendo di non essersi resa conto di averlo colpito fino a quando non aveva visto il compagno accasciarsi sul divano e il sangue sul maglione.

Il processo d’appello del 2 dicembre dovrà ora riesaminare la vicenda e le contestazioni della difesa.