Crans-Montana (Svizzera), 4 gennaio 2026 – La strage del Capodanno al locale Le Constellation, costata la vita a decine di giovani, continua a scuotere l’opinione pubblica e ad alimentare il dibattito sulle responsabilità. A dichiararlo con chiarezza è stato l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, intervenuto a Sky TG24: “Sarebbe stata prevenzione e buonsenso e non ci sono stati. La tragedia poteva essere evitata”.

Le parole dell’ambasciatore arrivano mentre il presidente della Confederazione elvetica, Guy Parmelin, risponde alle domande dei media svizzeri sul drammatico evento: “La tragedia di Capodanno poteva essere evitata? Questo dovrà stabilirlo la giustizia, l’inchiesta in corso. Se le norme non sono state rispettate o i controlli non sono stati efficaci, dovremo trarne le dovute conclusioni. La giustizia determinerà le responsabilità e prenderà le misure necessarie”, ha affermato Parmelin, sottolineando al contempo la presunzione di innocenza.

Il presidente svizzero ha inoltre ricordato l’importanza della solidarietà internazionale, fondamentale per affrontare una tragedia di tali proporzioni: “Senza il supporto di altri Paesi, non avremmo potuto far fronte alla situazione. Abbiamo ricevuto messaggi di vicinanza da capi di Stato e autorità internazionali, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani e il presidente israeliano Isaac Herzog”.

Parmelin ha anche affrontato le questioni legate alla sicurezza dei locali e all’uso di pirotecniche all’interno del Constellation: “Forse si può migliorare la sicurezza, ma non sarà il Consiglio federale a decretare divieti. Sarà compito degli specialisti analizzare le norme e stabilire eventuali misure”.

Intanto le indagini procedono: la procuratrice generale del Canton Vallese, Beatrice Pilloud, ha spiegato che il lavoro sarà lungo e complesso, necessario per ricostruire esattamente la dinamica dell’incendio e accertare eventuali responsabilità penali.

La tragedia ha lasciato un segno profondo anche in Italia. La sorella di Giovanni Tamburi, una delle vittime, ha commentato durante un momento di preghiera a Bologna: “Sono molto vicina alle altre famiglie, è devastante per tutti”. Anche il Papa ha espresso la sua vicinanza: “Assicuro la preghiera per i giovani defunti, per i feriti e per i loro familiari”.

Il dibattito sulle responsabilità e sulla prevenzione è destinato a proseguire nei prossimi mesi, mentre la comunità internazionale attende i risultati completi dell’inchiesta.