Referendum sulla Giustizia: Meloni e Gratteri chiariscono le rispettive posizioni
Roma - Arianna Meloni, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia e sorella della premier Giorgia Meloni, ha sottolineato in un’int...
Roma - Arianna Meloni, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia e sorella della premier Giorgia Meloni, ha sottolineato in un’intervista al Corriere della Sera che il referendum sulla Giustizia «non è un voto su Giorgia Meloni». Secondo la dirigente, «il giudizio sull’operato del governo arriverà alle elezioni del 2027» e «non esiste possibilità di elezioni anticipate».
Meloni ha inoltre spiegato che la campagna referendaria sarà incentrata su una riforma che definisce di «buonsenso», articolata su tre pilastri principali: la separazione delle carriere, il sorteggio dei componenti del Csm e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare. La dirigente ha assicurato che «l’indipendenza dei magistrati è garantita» e che l’obiettivo è «rendere migliore il nostro sistema senza attaccare la libertà».
Sul fronte opposto, il procuratore Nicola Gratteri ha replicato alle polemiche nate dalle sue dichiarazioni sul referendum, ribadendo che «non mi si mette a tacere con minacce o interrogazioni parlamentari» e chiarendo di non aver mai affermato che tutti i cittadini favorevoli al Sì appartengano a centri di potere o alla malavita. Gratteri ha precisato che «continuerò fino all’ultimo giorno la mia battaglia per il No», difendendo la sua posizione e denunciando tentativi di strumentalizzare frammenti delle sue interviste per alimentare scontri mediatici.
Il dibattito sul referendum resta quindi acceso, con Meloni impegnata a promuovere il Sì per modifiche giudiziarie che definisce necessarie, e Gratteri a sostenere il No come strumento di controllo e tutela dell’efficienza della magistratura.
