La vittima, di nazionalità colombiana, è stata trovata senza vita in un’abitazione a Vergiate. Il 53enne Marco Panichi sostiene di essersi difeso da un’aggressione della donna: la sua versione è al vaglio degli investigatori. Disposta l’autopsia.

Una donna di 36 anni, di nazionalità colombiana, è stata uccisa a coltellate in un’abitazione a Vergiate, in provincia di Varese. Per il delitto è stato fermato il compagno, Marco Panichi, 53 anni, originario di Civitella Roveto e residente ad Avezzano, in provincia dell’Aquila. L’uomo si è presentato nella notte alla caserma dei carabinieri di Avezzano, dichiarando di aver ucciso la fidanzata.

Secondo le prime ricostruzioni, l’omicidio sarebbe avvenuto nella mattinata, al culmine di una lite. La donna è stata trovata sul pavimento della camera da letto, con numerose ferite da arma da taglio al corpo e al collo. Accanto al cadavere gli investigatori hanno rinvenuto un coltello da cucina, indicato come la possibile arma del delitto.

Dopo la segnalazione dell’uomo, i carabinieri di Gallarate, insieme ai militari del Nucleo investigativo e ai magistrati della Procura di Busto Arsizio, hanno raggiunto l’abitazione. Per entrare nell’immobile è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco.

La salma è stata trasferita all’Istituto di Medicina legale di Pavia, dove sarà eseguita l’autopsia per chiarire le cause della morte e fornire ulteriori elementi sulla dinamica dell’aggressione. Le indagini proseguono per ricostruire con precisione quanto accaduto.

La versione del 53enne: «Mi sono difeso»

Davanti al procuratore della Repubblica di Avezzano, Maurizio Maria Cerrato, Panichi avrebbe fornito una ricostruzione dei fatti sostenendo di aver agito per difendersi da un’aggressione della compagna.

A riferire la versione dell’uomo è stato il suo difensore, l’avvocato Leonardo Casciere, secondo il quale sarebbe stata la donna, descritta come gelosa, a impugnare per prima un coltello. Il legale ha inoltre dichiarato che il proprio assistito avrebbe riportato diverse ferite, tra cui una lesione profonda al braccio sinistro e altre alla mano destra.

Questa ricostruzione dovrà essere verificata dagli investigatori attraverso gli accertamenti medico-legali e gli altri elementi raccolti sulla scena del delitto.

Secondo quanto riferito dalla difesa, dopo l’accaduto il 53enne avrebbe lasciato il Varesotto per raggiungere l’Abruzzo, passando prima dal padre e successivamente presentandosi ai carabinieri di Avezzano. L’uomo è stato sottoposto a fermo, disposto dall’autorità giudiziaria in coordinamento con la magistratura lombarda.

Per il 53enne è previsto il passaggio davanti al giudice per le indagini preliminari per la convalida del provvedimento. Intanto, la Procura di Busto Arsizio prosegue gli accertamenti per chiarire la sequenza degli eventi e le responsabilità nel delitto.