MILANO – Negozi danneggiati, paura tra i lavoratori e polemiche sui social dopo la manifestazione contro il caro vita organizzata da “Italia in piazza”, che ieri ha attraversato il centro di Milano. Tra le vicende finite al centro del dibattito c’è anche quella che ha coinvolto VeraLab, il marchio fondato da Cristina Fogazzi, conosciuta come l’Estetista Cinica.

A raccontare l’episodio è stata la stessa imprenditrice attraverso i propri canali social. Durante i momenti più concitati degli scontri, un ragazzo ferito dalle forze dell’ordine avrebbe cercato di entrare nel negozio VeraLab in zona Cordusio, trovando però la porta chiusa.

«Un ragazzo viene ferito dalle forze dell’ordine e cerca di entrare nel mio negozio in Cordusio, negozio che ha la porta chiusa. Le ragazze nella confusione non capiscono cosa fare e non gli aprono», ha spiegato Fogazzi, ricostruendo quanto accaduto.

La vicenda ha suscitato polemiche, alle quali l’imprenditrice ha risposto chiarendo le ragioni del personale. «Sono dispiaciutissime, ma erano spaventate. Io, loro e tutta VeraLab esprimiamo la nostra solidarietà a questo ragazzo. Ci dispiace, ma per tutto il pomeriggio le ragazze sono rimaste terrorizzate per le continue cariche della polizia. A questo ragazzo va tutta la nostra solidarietà, speriamo che stia bene», ha dichiarato.

Fogazzi ha poi ribadito la propria posizione, distinguendo la solidarietà nei confronti del giovane ferito dalla condanna degli episodi di devastazione verificatisi durante la manifestazione.

«La solidarietà va al ragazzo ferito, che era in difficoltà e che non siamo stati in grado di aiutare per una mancanza di prontezza di cui ci dispiace sinceramente», ha aggiunto, precisando di non voler esprimere altrettanta solidarietà verso chi ha danneggiato la città.

L’imprenditrice ha sottolineato anche l’importanza di non disperdere il messaggio dei manifestanti pacifici, che intendono richiamare l’attenzione sulle difficoltà legate al costo della vita.

Infine, Fogazzi ha espresso vicinanza ai lavoratori e alle lavoratrici che, durante gli scontri, hanno temuto per la propria sicurezza e che ora dovranno fare i conti con le conseguenze dei danni alle attività commerciali e agli spazi pubblici.

Una vicenda che riporta al centro del dibattito il difficile equilibrio tra il diritto a manifestare, la tutela delle persone coinvolte e la necessità di proteggere chi lavora e le attività commerciali durante le proteste.