Youssef Siher, indagata anche la moglie: il telefono avrebbe aiutato a rintracciarlo
Sagia Hammoud, 32 anni, mediatrice interculturale residente a Como, è indagata a piede libero per istigazione a delinquere in concorso con i...
Sagia Hammoud, 32 anni, mediatrice interculturale residente a Como, è indagata a piede libero per istigazione a delinquere in concorso con il marito. Secondo gli investigatori, la coppia avrebbe gestito i canali social del Movimento 17 ottobre, raggiungendo potenzialmente circa 150mila utenti.
MILANO – «Libanese, palestinese e araba di appartenenza». Si presenta così Sagia Hammoud, 32 anni, moglie di Youssef Siher, il trentenne fermato dalla Procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta sulle proteste e sui disordini del fine settimana del 17 e 18 ottobre. La donna, che lavora come mediatrice interculturale, è nata e cresciuta a Como, dove risulta tuttora residente. I due si sarebbero sposati lo scorso settembre e vivrebbero insieme in un comune della provincia di Milano, nonostante mantengano residenze anagrafiche differenti.
Hammoud è indagata a piede libero per istigazione a delinquere in concorso con il marito. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, entrambi sarebbero stati amministratori dei canali Instagram e Telegram riconducibili al Movimento 17 ottobre.
Il telefono della moglie avrebbe aiutato a rintracciare Siher
Il cellulare della donna avrebbe avuto un ruolo importante nelle attività investigative. Nella mattinata di sabato 24 ottobre, il telefono di Siher risultava spento e non rintracciabile. Il monitoraggio dello smartphone utilizzato dalla moglie avrebbe invece consentito agli agenti della Polizia di Stato di individuare l’appartamento alla periferia di Milano in cui il trentenne si trovava temporaneamente ospite di un’amica.
Dopo averlo rintracciato, gli investigatori lo hanno accompagnato in questura. Il fermo è scattato in serata, su disposizione della Procura.
Le accuse e gli accertamenti della Procura
Siher si trova nel carcere di San Vittore. Nei suoi confronti vengono contestate, secondo quanto riportato, l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e la nuova fattispecie di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
La Procura di Milano, con la pm Francesca Crupi, ha annunciato la richiesta di convalida del fermo per lunedì 26 ottobre. La misura dovrà essere sottoposta alla valutazione del giudice per le indagini preliminari.
Gli investigatori stanno inoltre analizzando computer e telefoni sequestrati durante il blitz, alla ricerca di elementi utili a ricostruire la rete delle comunicazioni e a verificare l’eventuale coinvolgimento di altre persone.
Gli interessi culturali e l’impegno politico
Nel proprio profilo, Hammoud racconta di aver vissuto tra Valenciennes, Bruxelles e Beirut, esperienze che, scrive, le avrebbero permesso di conoscere nuove realtà e acquisire maggiore consapevolezza personale.
Tra i suoi interessi cita la Palestina, la lettura, la scrittura, la musica, il collage, la pittura e le forme di arte politica. Indica inoltre la conoscenza dell’arabo e dell’italiano, definite lingue madri, insieme all’inglese e al francese.
La donna avrebbe collaborato anche con un’associazione comasca, dichiarando di voler contribuire alla costruzione di una società capace di non lasciare indietro nessuno, senza rinunciare ai propri valori.
Il post sulla morte di Ramy Elgaml
Tra i contenuti attribuiti alla coppia figura anche un testo pubblicato su Instagram sulla morte di Ramy Elgaml, il diciannovenne deceduto nel novembre 2024 durante un inseguimento dei carabinieri nel quartiere Corvetto, a Milano.
Nel post, firmato da Siher e dalla moglie, la vicenda viene collegata alla gestione delle periferie, alla rappresentazione delle minoranze nei media e al rapporto tra istituzioni e cittadini.
La gestione dei canali del Movimento 17 ottobre
Secondo i primi accertamenti citati nelle ricostruzioni investigative, soltanto Siher e la moglie avrebbero avuto la possibilità di pubblicare messaggi nella chat Telegram e sulla pagina Instagram del Movimento 17 ottobre.
Gli investigatori ritengono che la coppia possa aver diffuso indicazioni rivolte ai partecipanti alle mobilitazioni previste in otto città italiane per sabato 24 ottobre. Gli appuntamenti sarebbero stati successivamente accantonati dopo l’intervento della Polizia Postale e della Digos.
La platea potenziale dei canali sarebbe stata ampia: circa 100mila utenti su Telegram e 50mila su Instagram, per un totale indicativo di 150mila persone.
Il ruolo attribuito a entrambi, la gestione dei profili social e le comunicazioni diffuse sono ora oggetto di accertamenti. Le responsabilità penali degli indagati dovranno essere stabilite nelle sedi giudiziarie competenti.