Figlio con problemi psichici legato con una corda, padre a processo per sequestro di persona
Besana Brianza - La vicenda a Besana Brianza, in provincia di Monza. Il 71enne avrebbe legato il figlio di 40 anni, affetto da disturbi psic...
Besana Brianza - La vicenda a Besana Brianza, in provincia di Monza. Il 71enne avrebbe legato il figlio di 40 anni, affetto da disturbi psichici, con una corda alla vita e, in alcune occasioni, anche mani e piedi. La madre in aula: «Non sapevamo più cosa fare».
Una storia familiare difficile, segnata da oltre vent'anni di problemi di salute e tentativi di cura, è al centro di un processo al Tribunale di Monza. Un uomo di 71 anni, residente a Besana Brianza, è imputato per sequestro di persona dopo aver portato, nel giugno 2024, il figlio di 40 anni in un prato tenendolo con una corda legata alla vita, come fosse un guinzaglio.
Dalle indagini dei carabinieri era emerso che la corda sarebbe stata utilizzata anche all'interno dell'abitazione, in alcune occasioni per legare insieme mani e piedi del giovane. Per il padre erano scattati l'arresto e il carcere, seguiti dalla concessione degli arresti domiciliari. Inizialmente contestato anche il reato di maltrattamenti, per il quale la Procura di Monza aveva successivamente chiesto l'archiviazione. Resta invece l'accusa di sequestro di persona.
Nel corso dell'udienza, la madre del quarantenne, una donna di 68 anni, ha raccontato ai giudici la difficile situazione vissuta dalla famiglia.
«Quando gli venivano le crisi erano violente e nessuno riusciva a fermarlo, doveva essere immobilizzato per evitare che facesse del male a sé stesso e agli altri. Noi non sapevamo più cosa fare», ha dichiarato.
La donna ha ricostruito il percorso del figlio, iniziato quando aveva appena 14 anni, tra psicologi, psichiatri, ricoveri ospedalieri, centri psicosociali, cambi di terapia farmacologica e periodi in comunità . Nel corso degli anni si erano alternati miglioramenti e ricadute. Il giovane era anche riuscito a iscriversi all'università . La diagnosi iniziale di schizofrenia era stata successivamente modificata in disturbo ossessivo-compulsivo.
La convinzione del padre e il ricorso a un santone
Un altro aspetto emerso durante il processo riguarda le convinzioni maturate dal padre negli ultimi anni. L'uomo sarebbe stato convinto che il figlio non soffrisse di una patologia psichica, ma fosse «posseduto da un demone». Per questo motivo lo avrebbe accompagnato da un santone a Missaglia, dove il quarantenne veniva sottoposto a un rituale con l'obiettivo di liberarlo.
In aula è stato ascoltato anche un amico d'infanzia dell'imputato, che aveva offerto il proprio aiuto alla famiglia e si era occupato di accompagnare padre e figlio dal santone.
«Il padre era convinto che non avesse una malattia fisica ma spirituale. Quando lo portavano dal santone andavo ad aiutarli a fargli il bagno. Per metterlo in macchina ci volevano quattro persone. Non l'ho mai visto rinchiuso o legato», ha raccontato il testimone.
L'uomo ha spiegato di non aver mai assistito direttamente a episodi di violenza, ma di aver appreso dalla madre che il figlio aveva manifestato comportamenti autolesionistici e che talvolta veniva legato per impedirgli di farsi del male.
«Era da 20 anni che veniva seguito, aveva un programma di cura, era stato ricoverato in una clinica. Non capisco come mai i Servizi sociali non fossero stati attivati. Era una famiglia rimasta sola, chiusa in se stessa, pensavano di risolvere le cose da soli», ha aggiunto.
La difesa del settantunenne punta a dimostrare che non sia stato commesso alcun reato, sostenendo che le condotte contestate fossero legate alla difficile gestione delle crisi del figlio. Il processo proseguirà con l'ascolto di altri testimoni.